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giovedì 18 agosto 2011

Italy. Lombardia. Pavia. Vedute e Beni Culturali. Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Piazza Duomo.

(Ove non diversamente indicato le foto sono di Giovanni Pititto. Pavia, 2011)

Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 


Italy. Lombardia. Pavia. Vedute e Beni Culturali. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Piazza Duomo. 

Con note su: Deposizione, Compianto e Pietà: differenze. 
Nei Vangeli non viene dato molto spazio alla descrizione di questi episodi, non ci sono dettagli. Un aiuto può venire da un libro noto come la "Guida della pittura del Monte Athos" che si compone di 4 parti: una tecnica, una sui soggetti simbolici e le storie da rappresentare, una sui luoghi più adatti per ogni soggetto e una sulle iscrizioni da usare. Il libro si basa su un manoscritto dei monaci del Monte Athos, tramandato e copiato da generazioni; fu tradotto da Adolphe Napoléon Didron nel 1839 durante un viaggio di studio in Grecia. 

Autore della "Guida della pittura del Monte Athos" è Dionìsio da Furnà. 
Dionìsio da Furnà (gr. Δ. ὁ ἐκ Φουρνᾶ). - Monaco agiografo e pittore, originario di Furnà di Agrafi (Macedonia). Vissuto sul Monte Athos tra il 1701 e il 1733, vi affrescò la cappella di S. Giovanni presso la chiesa del Protaton. Compilò un manuale di pittura (῾Ερμηνεία τῆς ζωγραϕικῆς τέχνης, ms. sul Monte Athos; ed. a cura di Kerameos Papadopulos, 1909; trad. it. Ermeneutica della pittura, 1971) che, accanto alle ricette tecniche, fornisce una ricchissima raccolta di norme iconografiche. Questo manuale, a lungo creduto il riflesso della più antica tradizione bizantina, in realtà è codificazione di una situazione culturale tardobizantina d'impronta veneto-cretese. 
(in Treccani - Enciclopedie on line)


Matteo, cap. 27, 57-61
[57] "Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, anche lui era diventato discepolo di Gesù.
[58] Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato ordinò che gli fosse consegnato.
[59] Giuseppe prese il corpo di Gesù, lo avvolse in un lenzuolo pulito
[60]e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all'entrata del sepolcro, se ne andò.
[61]Lì, sedute di fronte alla tomba, c'erano lì, Maria di Màgdala e l'altra Maria". (1)

Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 

Marco, cap. 15, 42-47
[42] "venuta ormai la sera, poichè era la Parascève, cioè la vigilia del sabato
[43] Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch'egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù.
[44] Pilato si meravigliò che fosse già morto, e chiamato il centurione gli domandò se era morto da tempo.
[45] Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe.
[46] Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce. Lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all'entrata del sepolcro.
[47] Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto." (2)

Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 

Luca, cap. 23, 50-56
[50] "Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe membro del sinedrio, buono e giusto.
[51] Egli non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Era di Arimatèa, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio.
[52] Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù.
[53] Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora.
[54] Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato.
[55] Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù,
[56] poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto". (3)

Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 


Giovanni, cap. 19, 38-42
[38] "Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù.
[39] Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di aloe.
[40] Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i giudei per preparare la sepoltura.
[41] Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto.
[42] Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù". (4)


Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Per i riferimenti testuali, cfr.:
(1-4) Vangeli comparati. Deposizione. Da: http://www.sindone.org/santa_sindone/vita_di_fede/00024255_La_Sinossi_dei_Vangeli_della_deposizione.html
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 


Cenni biografici di Carlo Mo, a cura di Vittorio Fagone.
"Carlo Mo nasce a Piovene Rocchette (VC) nel 1923 e dopo aver compiuto gli studi universitari a Genova e a Pavia dal 1953, dopo un lungo viaggio in Africa centrale, si dedica con successo alla scultura.
La prima partecipazione alla Triennale di Milano che risale al 1954 verrà seguita da molte esposizioni delle sue opere in mostre personali e collettive di grande successo in Italia e all’estero, svolte sino al giorno della sua scomparsa avvenuta a Pavia il 18 agosto 2004.
Si afferma sulla scena artistica internazionale fin dagli Anni ‘60, quando cura le scenografie di concerti e opere teatrali alla Certosa di Pavia e collabora attivamente, in occasione della XV Triennale di Milano nel ‘68, alla realizzazione di Intervento in un centro antico, uno dei primi progetti di isola pedonale in Europa. 
Nel 1969 gli viene affidato dal governo del Madagascar l’incarico per la realizzazione del Monumento al Portatore Malgascio, collocato nel 1970 ad Andapa. 
L’intensa attività artistica ed espositiva prosegue incessantemente negli anni successivi. Le sue opere entrano in molte collezioni pubbliche e private, tra cui il Museo Hirshon di Washington e la collezione privata Betty Parsons, mentre realizza alcune grandi sculture per le città di Pavia, tra cui Gerolamo Cardano, I Longobardi, L’Attesa, Il Sogno e Deposizione, quest’ultima posta nella piazza del Duomo.
Lavora anche a Cesano Boscone (Contro la Violenza: Equilibrio e Determinazione) e soprattutto per la città di Milano per cui realizza Halley, posta all’aeroporto Forlanini; Evoluzione, per la sede del Medio Credito Lombardo di Piazza Cadorna; e infine Equilibrio, una delle prime sculture contemporanee a Milano, posta di fronte al Palazzo della Triennale nel 1972.
Nel 1985 rappresenta la scultura Italiana a Tokio e nel 1986 partecipa alla Quadriennale di Roma.
Tra le ultime opere Do ut Des, per la sede della Camera di Commercio di Milano, e Verso Itaca, per l’Autostrada Milano Serravalle.
Per 10 anni ha tenuto la Cattedra di Scultura presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano.
Morto il 18 agosto del 2004 il suo nome, per volontà del Comune di Milano, e’ ora tra gli uomini illustri del Famedio del Cimitero Monumentale".
(Da: http://www.egplan.com/Bronzo_Carlo_Mo.html)
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo.


 Necrologio di Carlo Mo, a cura di Giuseppe Spatola - Corriere della Sera, 19 agosto 2004, p. 51)
"Addio a Carlo Mo, lo scultore della vita PAVIA - «Voglio portare l'arte fuori dalla bottega dell' artista, in mezzo alla gente, affinché sia alla portata di tutti. 
La mia arte sarà sempre al servizio della collettività». 
Carlo Mo non ha mai avuto dubbi sull'importanza dell'arte, sull'effetto dirompente delle sculture che campeggiano davanti all'aeroporto di Linate o all'ingresso dell' autostrada A7, dove la velocità e il sogno di volare si sono trasformate in materia e hanno preso forma grazie al genio dell' artista pavese. Carlo Mo si è spento a 83 anni, martedì notte, nella sua casa in via Riviera, a Pavia. 
Il maestro era malato da diversi anni ma ha continuato a lavorare, cercando sempre di stupire e provocare con le sue sculture. 
L' ultima opera, un angelo stilizzato, è stata consegnata a Silvio Berlusconi durante la visita al Policlinico San Matteo di Pavia ed esposta a Montecitorio. 
La morte di Mo ha lasciato un vuoto artistico che difficilmente Pavia potrà colmare. Soprattutto tra gli artisti lombardi che proprio da lui - dicono in molti - hanno imparato «a trattare la materia come un essere vivente». 
Eligio Gatti, vicesindaco di Pavia e assessore alla cultura ne ha un ricordo commosso: «Un artista capace di animare il bronzo e far risplendere ogni opera con la sapienza di chi ama il bello. Con Mo avevamo creato un sodalizio che ha reso grande Pavia a livello internazionale. Adesso, per onorare il ricordo del maestro, la città dovrà rimboccarsi le maniche per valorizzare l' arte in ogni sua forma». 
Nato in Liguria, nel dopoguerra Carlo Mo partì per l' Africa centrale. E proprio in Africa riaffiorò in lui l'antica passione per l'arte e lì iniziò l'attività di scultore. 
Poi il trasferimento a Pavia, il sodalizio con la moglie Vanda e i successi che lo hanno portato nel gotha della scultura mondiale. 
Le esequie del maestro si terranno domani mattina, alle ore 11, nella chiesa di San Lanfranco a Pavia".
(Da: http://archiviostorico.corriere.it/2004/agosto/19/Addio_Carlo_scultore_della_vita_co_7_040819013.shtml)
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 

Deposizione, Compianto e Pietà: differenze 
Nei Vangeli non viene dato molto spazio alla descrizione di questi episodi, non ci sono dettagli.
Un aiuto può venire da un libro noto come la "Guida della pittura del Monte Athos" che si compone di 4 parti: una tecnica, una sui soggetti simbolici e le storie da rappresentare, una sui luoghi più adatti per ogni soggetto e una sulle iscrizioni da usare. Il libro si basa su un manoscritto dei monaci del Monte Athos (secondo loro risalente al X-XI secolo), tramandato e copiato da generazioni; fu tradotto da Adolphe Napoléon Didron nel 1839 durante un viaggio di studio in Grecia.

La deposizione dalla croce.
"Dei monti. C'è la croce piantata a terra e una scala appoggiata sulla croce. Giuseppe sale in cima alla scala, tiene Cristo abbracciandolo dalla vita e scende. In basso, la santa Vergine in piedi. Ella riceve il corpo nelle sue braccia, baciandogli il viso. Dietro alla madre di Dio, alcune donne portano dei profumi. Maria Maddalena prende la mano sinistra di Cristo e l'abbraccia. Dietro a Giuseppe, Giovanni il Teologo, ritto in piedi, bacia la mano destra di Cristo. Nicodemo si china e strappa i chiodi dai piedi di Cristo aiutandosi con una tenaglia; vicino c'è un cesto. Sotto alla croce c'è la testa di Adamo, come nella Crocifissione".

Compianto sulla tomba. 
" Una grande pietra squadrata. Sopra, c'è un lenzuolo approntato sul quale è steso il corpo di Cristo. La santa Vergine è inginocchiata, si china su di lui e abbraccia la figura. Giuseppe gli bacia i piedi, il Teologo la mano destra. Dietro a Giuseppe c'è Nicodemo, appoggiato alla scala, e sta guardando Cristo. Accanto alla santa Vergine c'è Maria Maddalena, con le braccia aperte al cielo e piangente; le altre donne, che portano gli aromi, si strappano i capelli. Dietro sta la croce con la sua scritta. Sotto a Cristo il cesto di Nicodemo con i chiodi, le tenaglie e il martello; accanto, c'è un altro recipiente a forma di bottiglietta".

Cristo deposto nella tomba. 
" Un monte, al suo interno c'è una tomba di pietra. Nicodemo vi porta a seppellire il corpo di Cristo; egli lo sorregge dalla testa. 
Fuori dalla tomba la santa Vergine stringe il corpo tra le braccia e lo copre di baci. Giuseppe lo sorregge dalle ginocchia e Giovanni, leggermente curvo, gli sorregge i piedi. Le donne che portano la mirra piangono. La croce si vede dietro al monte".

La Pietà.
L'iconografia della pietà è comunemente considerata di origine nordica. Nata in Germania nel Trecento, dipenderebbe da un testo di Simeone Metafraste del X secolo che racconta della Vergine col cadavere di Cristo sulle ginocchia che si rammenta di quando lo cullava bambino. L'iconografia si diffonde in Francia e a partire dal secondo Quattrocento anche in Italia (maggiormente in ambito pittorico). Esempi noti sono la Pietà di Ercole de Roberti ora a Liverpool, del Perugino agli Uffizi, del Botticino al Musée Jacquemart Andrè di Parigi; in queste opere la Madonna è anziana. Un topos della difficoltà di rappresentare questo soggetto è dato dal contrasto tra il corpo relativamente piccolo della Vergine e l'ingombrante cadavere del Cristo.
(Da: http://www.tatarte.it/mantegna/file/compianto1.htm)
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 

LA DEPOSIZIONE DI CRISTO IN CROCE DI BEGARELLI
Particolare della deposizione di Cristo dalla croce
Martedì 15 settembre, proprio in occasione della memoria liturgica della Beata Vergine Maria Addolorata, la parrocchia di S.Francesco d'Assisi di Modena ha invitato il Prof. Renato Cavani ad illustrare il significato profondo del gruppo scultoreo firmato Antonio Begarelli, che ritrae proprio il momento drammatico della Deposizione di Cristo dalla Croce. 
L'opera si colloca in un'epoca sconvolta, come sempre, dalle guerre intestine per la conquista del potere politico, economico e religioso: a Roma il Papa era fuggito e le chiese venivano incendiate, l'inquisizione mieteva vittime e Lutero fondava la chiesa protestante, cancellando subito i santi e la loro feconda sofferenza. 
Con grande professionalità ed altrettanto ardimento, l'esperto ha guidato in questo viaggio meraviglioso nel tempo un gruppo di fedeli coraggiosi, costretti a sfidare l'oscurità e la pioggia per raggiungere la chiesa francescana, in cui sono custodite amorevolmente, sin dal 1829, tutte le 13 statue, che compongono il suddetto gruppo. 
Antonio Begarelli era un modenese nato nel 1499, sconosciuto fino all'età di 24 anni, si impose all'attenzione della città in occasione di un'operazione finanziaria della municipalità stessa, dimostrandosi giovane incredibilmente colto e aggiornatissimo riguardo alle tecniche di lavorazione dell'argilla. 
Era considerato un artista all'avanguardia e si era guadagnato la stima dei geni dell'epoca (es. Michelangelo Buonarroti). 
Antonio Begarelli non aveva solo uno straordinario talento artistico, ma anche una profondissima spiritualità cattolica: c'è chi presuppone che avesse preso addirittura i voti diventando "oblato" nella comunità benedettina locale. 
Potrebbe essere accaduto davvero, perché allora i benedettini non gestivano alcuna parrocchia, quindi erano molto lontani da quelle diatribe interne alla Chiesa, che segnarono indirettamente anche Modena, pertanto l'artista trovò colà quell'ambiente accogliete e tranquillo, necessario per partorire i capolavori, che tuttora impreziosiscono la nostra città canarina. 
D'altronde le opere del Begarelli raramente stanziano in mostre e musei, se non per periodi brevissimi, in quanto sono soggetti religiosi, realizzati per essere apprezzati esclusivamente in contesti religiosi (chiese, conventi ecc..), perché favoriscono la riflessione, la meditazione e la preghiera dei fedeli, nel senso di credenti. 
Il professore ha precisato che, di fronte a queste sculture, i nostri antenati si emozionavano grandemente e si commuovevano fino alle lacrime, poiché la loro sensibilità era assai difforme da quella contemporanea. Stupisce il fatto che, guardando quest'opera d'arte magnifica, anche i contemporanei vengano coinvolti e rapiti dallo scultore-teologo, che con un movimento cristocentrico volle riportare tutto all'origine del cristianesimo, cioè al vangelo con le sue verità fondamentali, che costituiscono il punto di partenza della fede cattolica: solo in questo modo, si potranno risolvere problemi umani insormontabili perché umani, cioè limitati dalla creatura, nella creatura. 
Il prof. Cavani ha sollecitato i presenti a lasciarsi coinvolgere anche emotivamente dall'opera artistica, che potevano testé ammirare grazie allo speciale gioco di luci, che metteva in risalto le caratteristiche dei personaggi ritratti. A parere dell'esperto invitato, questo "teatro di sentimenti" ci insegna ancora che Dio è straordinariamente vicino ad ogni uomo e che possiamo accorgercene, usando due grandi doni - la fede e la ragione - che sono proprio le stampelle di cui l'uomo necessita per salvarsi e che sono tanto care non solo ai protagonisti dotti immortalati dal Begarelli (S.Girolamo, S.Antonio) ma anche a Papa Benedetto XVI, che ne parla continuamente. (Simonetta Delle Donne)
(Da: http://www.tsc4.com/archiviocapitolaremo/AAMO/Deposizionee%20Begarelli.htm)
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 


Cremona, parrocchia di S. Pietro al Po. Bernardino Ricca, Altare dedicato in origine a S. Caterina d’Alessandria: La deposizione di Cristo dalla Croce, olio su tela, 1521. 
"La pala che vi è stata collocata figurava ancora nel XIX secolo appesa alla parete di controfaccia e rappresenta la la deposizione di Cristo dalla Croce. 
L’opera è firmata da Bernardino Ricca ed è datata 1521. In essa, il pittore cremonese traduce uno schema divulgato da un’incisione che Maracantonio Raimondi aveva tratto a sua volta da un disegno raffaellesco. 
Il ciclo delle medaglie a fresco illustra episodi della vita e del martirio di S. Caterina. In esso è riconoscibile la mano del cremonese Andrea Mainardi detto il Chiaveghino". 
© 2011 San Pietro al Po Cremona 
(Da: http://www.sanpietrotest.altervista.org/visita-virtuale/Navata%20destra/23.html)
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 


Rosso Fiorentino, Deposizione dalla croce, 1521, Volterra, Pinacoteca. 
Tra le opere di Rosso Fiorentino la Deposizione di Volterra è sicuramente la più famosa, ed è anche quella che ancora oggi appare la più moderna. 
In realtà, siccome ci sono indizi che l’opera forse rimase incompleta, non sappiamo se l’effetto pittorico ottenuto fu realmente voluto, e non semplicemente casuale. 
Certo è che con questa tavola Rosso Fiorentino si distacca decisamente da qualsiasi linguaggio pittorico allora in uso. 
La sua originalità è data da una sorta di innaturale verismo, per cui la scena appare sospesa tra realtà e immaginazione. Partiamo dalla composizione. 
A definire lo spazio compositivo è soprattutto la monumentale croce. 
Per staccare da essa il corpo del Cristo, vi vengono appoggiare ben tre scale, sulle quali si arrampicano quattro uomini. 
Ad una osservazione più attenta, appare evidente che il tutto è costruito con un equilibrio molto precario, rendendo poco plausibile il concitato movimento delle figure che salgono sulle scale per prendere il corpo. 
Non si riesce, inoltre, a rendere concreto lo spazio della figurazione, in quanto il gruppo di figure in alto sovrasta il gruppo di figure in basso, togliendosi lo spazio a vicenda. In pratica tutto appare troppo piatto, senza che ci sia lo spazio di profondità necessario per rendere veritiera la scena. 
Ma l’effetto più sorprendente è dato dall’uso della luce e del colore. 
Sullo sfondo vi è un cielo di un colore blu uniforme e un po’ irreale. In primo piano il gruppo di figure non è illuminato da una fonte luminosa ben precisa, ma la sua diffusa luminosità rende irreale il rapporto con la luce dello sfondo. 
I corpi non sono costruiti con grande plasticità. 
Invece di far uso del tradizionale chiaroscuro, Rosso Fiorentino costruisce i volumi per linee spezzate, linee che definiscono piani campiti con colori uniformi. 
I colori sono anch’essi molto irreali, rispetto alle luci che li dovrebbero determinare, contribuendo a rendere l’immagine singolare e inedita. 
L’effetto che ottiene, con queste sue scelte stilistiche, è decisamente originale, e fanno di quest’opera un unicum nella produzione artistica di quel periodo. 
Il suo grande fascino è dato proprio da questa sua notevole originalità: trasformare il tutto in una immagine dove prevale una visione intellettuale e non ottica della scena che vediamo. 
Ma ciò non toglie nulla alle possibilità espressive dell’immagine, che anzi vengono esaltate da questa diversa percezione della realtà che ci presenta.
(Da: http://www.francescomorante.it/pag_2/208aa.htm)
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 


Gesù deposto dalla croce, tra le braccia di Maria (di Alessandro Scaccianoce) (1)
Com’è noto, la pietà popolare tende a rappresentare “drammaticamente” la verità stoica dei fatti di Gesù. 
Da una veloce analisi dei riti tradizionali della Settimana Santa diffusi nell’Orbe cattolico emerge subito il fatto che si tendono a evidenziare alcuni aspetti della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo che non hanno un riscontro immediato nei Vangeli, o sui quali gli stessi Vangeli non ci forniscono molti dettagli: l’Addolorata che si muove alla ricerca del Figlio e che lo segue nelle ultime ore della sua vita terrena, la grande enfasi posta sulla Deposizione di Cristo dalla croce, l’incontro di Gesù con la Madre nel giorno della sua risurrezione, sono alcuni esempi.
Occorre subito precisare che questa mancanza di piena corrispondenza con il dato evangelico non intacca minimamente la profondità e la verità di questi riti. 
Per quanto riguarda, infatti, il ruolo della Madonna nell’esperienza pasquale del Signore, da sempre la Tradizione vivente della Chiesa, l’ininterrotta trasmissione della fede, ha avuto grande considerazione per il suo dolore e la sua partecipazione, tanto da attribuirLe il ruolo di “Corredentrice”. 
Molti scrittori cristiani lungo i secoli si sono soffermati a contemplare la grandezza di Maria al fianco del Cristo. 
Uno di questi, in particolare, Simeone Metafraste, autore del X secolo, è considerato come l’ispiratore della devozione alla Vergine Addolorata, raffigurata nelle sembianze della Pietà. 
Il Metafraste sostiene, infatti, che Ella fu presente dall’Ultima Cena fino al Calvario. In quei momenti la Vergine Maria dimostra la sua qualità di donna straordinaria, che “osa guardare in faccia una realtà così dolorosa… sopporta la violenza che il dolore esercita sulla sua natura di madre… che resta profondamente stupita di fronte alla prodigiosa capacità di sopportazione del Figlio”. 
L’autore elabora un vero e proprio lamento della Madre sul Cristo morto, un precedente rispetto al più noto lamento di Jacopone da Todi (“Donna de’ Paradiso”). 
Un testo che racconta della Vergine col cadavere di Cristo sulle ginocchia che si rammenta di quando lo cullava bambino. 
Eccone uno stralcio: “Questo dolore ora si pasce delle mie lacrime… O figlio mio, morto spogliato delle sue vesti, o verbo di Dio vivente! Sei stato condannato ad essere elevato in alto sulla croce, affinché potessi attirare tutti a te. Quale parte del tuo corpo si è sottratta alla sofferenza?… O Figlio più antico della Madre! Quali lamenti sepolcrali, quali funebri lamentazioni potrò mai cantarti?.. in me tu hai infranto le leggi della natura”. 
Quindi Metafraste descrive le tenerezze materne riversate sul corpo piagato: “Con amore baciò i suoi purissimi piedi e le piaghe impresse su di essi e accostate le guance e gli occhi unì le sue lacrime al sangue di lui… Anche dopo la morte del Figlio, raccolse quell’acqua e quel sangue che, come se egli fosse ancora vivo, continuavano a sgorgare dal suo costato aperto”. 
Queste parole hanno ispirato l’iconografia a noi nota come la “Pietà”, considerata di origine nordica (nata forse in Germania nel Trecento), in cui la Santa Vergine si china sul Figlio deposto dalla croce e ne abbraccia la figura. 
La Madonna stringe il corpo tra le braccia e lo copre di baci. Si capisce, inoltre, anche perché – secondo il calendario liturgico tridentino – la festa della Mater Dolorosa, opportunamente, veniva celebrata nel Venerdì della Prima settimana di Passione, (ovvero il venerdì che precede la Domenica delle Palme). 
(Da: Antropologia, Cultura religiosa e contrassegnato come Deposizione, Madre del risorto, Maria Addolorata, Pietà, Simenone Metafraste, 27 marzo 2012 in: www.santamariaelemosina.it)
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 


Gesù deposto dalla croce, tra le braccia di Maria (di Alessandro Scaccianoce) (2)
"Personalmente, trovo molto suggestive anche alcune espressioni poetiche dialettali siciliane che dipingono, se possibile, con una incisività anche maggiore, questi momenti della Passione del Signore e dello strazio della Sua Santa Madre. 
Dal “Passiu Santu” che si recita annualmente a Buccheri: 
Banditore: Maria s’apprisenta e pieri ‘a cruci ppì chianciri lu sa figghiu duci.
Maria: Ti visti nasciri, ti visti crisciri, nun ti pozzu viriri ‘ncruci muoriri; t’ha datu u latti mia, tu ca si la vita mia dammi aiutu, dammi confortu: nun ti pozzu viriri mortu! 
Traduzione: 
Banditore: 
Maria si accosta ai piedi della croce per piangere il suo dolce figlio. 
Maria: Ti ho visto nascere, ti ho visto crescere! Non riesco a sopportare lo strazio di vederti morire in croce! Io ti ho dato il mio latte, tu, che sei la mia vita, dammi aiuto, confortami, perché non posso reggere il dolore di vederti morto. 
L’intensità emotiva suscitata dalla contemplazione del dolore della Madonna col Figlio esanime tra le braccia, spiega l’esigenza universalmente diffusa di ritrovare la Vergine Maria nel mattino di Pasqua, tra i primi destinatari delle apparizioni del Risorto. 
Ella che fu associata alla passione di Cristo, conservando nel cuore la fede nella Sua risurrezione, nel silenzio del Sabato Santo, certamente fu tra coloro che fecero esperienza del Signore risorto. 
Tale dato doveva essere talmente ovvio che nessuno degli evangelisti sentì l’esigenza di annotarlo. 
Ma la Tradizione vivente della Chiesa ha sempre e costantemente creduto e celebrato nel giorno di Pasqua la “gioia” di Maria, la Madre del risorto".
(Da: Antropologia, Cultura religiosa e contrassegnato come Deposizione, Madre del risorto, Maria Addolorata, Pietà, Simenone Metafraste, 27 marzo 2012 in: www.santamariaelemosina.it)

Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 


Harmensz Van Rijn Rembrandt (Leida 1606 - Amsterdam 1669), Deposizione dalla Croce (La) (1633), mm 528x407. 
Tecnica: Acquaforte. Stile: Barocco olandese. 
Firma: Firmata e datata: Rembrandt f. cum pryvl: 1633.
Provenienza: Acquisto da collezione privata, 1986. 
Note: Quinto stato caratterizzato dalla cancellatura dell’indirizzo dell’editore Justus Dankers.
Deposizione dalla Croce (La) (1633)
Non si sa ancora esattamente quando Rembrandt cominciò la sua attività di incisore. La prima incisione certa, Madre dell'artista, è del 1628. 
Questa Deposizione dalla Croce è ricavata dal ciclo dei cinque dipinti sulla Passione di Cristo, oggi all'Alte Pinakothek di Monaco, realizzati da Rembrandt su committenza dello statolder Federico Enrico, fra il 1632 e il 1645. Rembrandt parla di questi dipinti in sette lettere all'amico Constantin Huygens consulente artistico dello statolder, che gli aveva procurato la committenza. 
Huygens in quel periodo acquistava sul mercato per lo statolder soprattutto dipinti di grandi pittori fiamminghi come Rubens, van Dyck e Jordaens ed è con questi e altri artisti fiamminghi, come Altodorfer ad esempio, che egli intese confrontarsi direttamente in questo ciclo sulla Passione di Cristo.
I primi due dipinti ad essere realizzati nel 1632-1633 furono l’Erezione della Croce e la Deposizione dalla Croce. 
Per quest’ultimo dipinto il modello di riferimento di Rembrandt fu Rubens. Vent’anni prima, nel 1620, Rubens aveva dipinto una grande Deposizione dalla Croce per la Cattedrale di Anversa, che Rembrandt conosceva attraverso un’incisione del 1620 di Lucas Vosterman. 
In essa tutto il gruppo dei soccorritori - che taglia trasversalmente la composizione - è impegnato nello sforzo pietoso di deporre il corpo di Cristo, facendo quasi tutt’uno con esso.
In Rembrandt, invece, il corpo di Cristo è “un misero sacco di organi afflosciato e contratto, ben diverso dal possente torso rubensiano, desunto dai modelli classici”, come ha scritto Simon Schama (2000). 
Poche persone sono impegnate nell’atto meccanico della sua deposizione, la maggior parte assistono in dolorosa contemplazione della sua sofferenza. 
Non sono soccorritori, ma spettatori impotenti di un dramma che si compie per ineluttabile volontà divina a causa dei loro stessi peccati e sui loro volti, infatti, la pietas per il Cristo si somma al peso della loro colpa individuale per le sue sofferenze. 
Come ha fatto notare Simon Schama, quella di Rembrandt è la risposta calvinista alla versione cattolica che della Deposizione dà Rubens, in cui tutti i personaggi toccano il corpo di Cristo come se volessero comunicarsi.
Bibliografia:
A. Bartsch, Catalogue raisonné de toutes les estampes qui forment l’oeuvre de Rembrandt, et ceux de ses principaux imitateurs, Vienna, 1797;
K.G. Boon, Rembrandt, Incisioni. Opera completa, trad. it., Milano, 1963;
H. Salamon, Catalogo completo dell’opera grafica di Rembrandt, trad. it., Firenze 1972;
Stichting Foundation Rembrandt Research Project, AA. VV., A corpus of Rembrandt paintings, vol. II, 1631-1634, L’Aja-Boston-Londra, 1986; 
C. Tümpel, Rembrandt, ediz. ital. a cura di M. Liloni, Milano, 1991;
P. Lecaldano, L’opera pittorica completa di Rembrandt, Milano, 1969, H. Bevers, Rembrandt incisore, in H. Bevers, P. Schatborn, B Welzel, Rembrandt, il maestro e la sua bottega. Disegni e incisioni, trad. it., Roma 1991, catalogo della mostra di Berlino-Amsterdam, Londra, Roma, vol. II; C. White, Rembrandt, trad. it. Milano 1988; A. Ottolini (a cura di), Rembrandt. Le acqueforti della Biblioteca Statale di Cremona, Roma, 1989.
(Da: http://www.popsoarte.it/FixedPages/IT/opereControl.php/L/IT/id/24/action/scheda)
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 


Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 

Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 

 "L'ASSOCIAZIONE ARTIGIANI PROVINCIA DI PAVIA COME / antica tradizione dei Paratici pavesi fa dono di questa / immagine scultorea alla città di Pavia auspicando che / la Grazia Divina scenda a proteggerla nel tempo a venire / 50° A. D. F.  - A.D. 1995 // Carlo Mo fece, 1994 - 995" //

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 CARLO MO'
PAVIA
DEPOSIZIONE
A CURA DI GIOVANNI PITITTO

Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 

Matteo, cap. 27, 57-61
[57] "Venuta la sera giunse un uomo ricco di Arimatèa, chiamato Giuseppe, anche lui era diventato discepolo di Gesù.
[58] Questi si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato ordinò che gli fosse consegnato.
[59] Giuseppe prese il corpo di Gesù, lo avvolse in un lenzuolo pulito
[60]e lo depose nel suo sepolcro nuovo, che si era fatta scavare nella roccia; rotolata poi una grande pietra all'entrata del sepolcro, se ne andò.
[61]Lì, sedute di fronte alla tomba, c'erano lì, Maria di Màgdala e l'altra Maria". (1)

Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 

Marco, cap. 15, 42-47
[42] "venuta ormai la sera, poichè era la Parascève, cioè la vigilia del sabato
[43] Giuseppe d'Arimatèa, membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch'egli il regno di Dio, con coraggio andò da Pilato e chiese il corpo di Gesù.
[44] Pilato si meravigliò che fosse già morto, e chiamato il centurione gli domandò se era morto da tempo.
[45] Informato dal centurione, concesse la salma a Giuseppe.
[46] Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce. Lo avvolse con il lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all'entrata del sepolcro.
[47] Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto." (2)

Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 


Luca, cap. 23, 50-56
[50] "Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe membro del sinedrio, buono e giusto.
[51] Egli non aveva aderito alla decisione e all'operato degli altri. Era di Arimatèa, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio.
[52] Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù.
[53] Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora.
[54] Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato.
[55] Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù,
[56] poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto". (3)

Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 


Giovanni, cap. 19, 38-42
[38] "Dopo questi fatti, Giuseppe d'Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù.
[39] Vi andò anche Nicodèmo, quello che in precedenza era andato da lui di notte, e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di aloe.
[40] Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i giudei per preparare la sepoltura.
[41] Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto.
[42] Là dunque, poiché era il giorno della Parasceve dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù". (4)

Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
 Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 



Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. 
Carlo Mo, Deposizione. Scultura, bronzo. Pavia, Piazza Duomo. Foto di GP

 "L'ASSOCIAZIONE ARTIGIANI PROVINCIA DI PAVIA COME / antica tradizione dei Paratici pavesi fa dono di questa / immagine scultorea alla città di Pavia auspicando che / la Grazia Divina scenda a proteggerla nel tempo a venire / 50° A. D. F.  - A.D. 1995 // Carlo Mo fece, 1994 - 995" //

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